Castellaneta –
Giovedì, 7 febbraio, ore 03:45 di un qualsiasi giorno a Castellaneta.
E’ ancora notte profonda. Silenzio assoluto. Ad un tratto un tonfo
sordo, un breve boato, simile ad un temporale, seguito da una scrosciante
pioggia di grandine (a tamburo battente, come diranno più tardi
i pochi superstiti), accompagnato da un lampo elettrico violentissimo.
Il silenzio si fa agghiacciante. Fiochi gemiti; lamenti carichi di angoscia
che lasceranno per sempre i segni negli abitanti più vicini; poi
più niente, solo polvere tufacea che lentamente ricade avvolgendo
il tutto sotto una coltre silente di morte.
In pochi istanti si è consumata una tragedia di immane portata.
In un batter d’occhio la cittadina è catapultata in una situazione
orrenda. Un intero popolo si risveglia precipitosamente nel terrore, svegliato
con le prime luci dell’alba dal suono lancinante delle sirene della
autoambulanze.
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